Benvenuti nell'ennesima trasformazione del famigerato sito di cpenti sul chinotto.
Il sito che parla del passato ma guarda al futuro.
Il vecchio sito www.cpenti.it/chinotto ora non esiste più, ho completato il trasferimento sulla piattaforma di blogger.
Divertitevi!
Il chinotto in salotto - collezionisti e maniaci
Chinotto e sigaro
Nel forum http://accademiafumolento.forumfree.it/?t=62828625 viene segnalato il chinotto come accompagnamento ideale per un Toscano Originale, “perchè le bollicine e l'amaro puliscono al meglio il palato, lasciando solo una lievissima traccia che si sposa benissimo con il Sigaro Nazionale”.
il chinotto nella letteratura
Da Stefano Benni (LA FAVOLA DELLA FINE DEL MONDO):
Un'altra citazione del chinotto sempre in Benni, in IL MARZIANO INNAMORATO (Il racconto del nano).
Nel romanzo UN DISCO DEI PLATTERS di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, si parla anche di chinotto. Come dice la recensione di Antonio Gnoli per la Repubblica (28/11/98), "Ma è anche un anno di piccole mitologie, di icone che si stamperanno nella memoria: il juke box, il chinotto Neri, riesumate perfino la birra Ronzani... "
Una citazione del chinotto la troviamo nel delirante racconto Lo Ubico Con Amore Con Edera Relettante In ELLO (purtroppo non più reperibile in rete).
La simpatica pagina Joker - frasi consuetudinarie (anch'essa scomparsa) citava il seguente aneddoto:
"In una pizzeria dove andavo tutte le settimane con amici, chiedevo puntualmente: "Un Chinotto alla spina". Le risposte andavano dal "Solo in Lattina" al "Lo abbiamo finito". In genere poi portavano la lattina senza dir niente."Mauro, invece sul sito Moooo, ci riporta invece questa esilarante barzelletta
Un'altra barzellette, diffusa su molti siti, è la seguente:
Per gli amanti delle statistiche, la parola chinotto compare nella Divina Commedia esattamente 0 volte, la causa essendo forse che Dante preferiva la "spuma scura".
Dobbiamo al sito Amici del Chinotto il reperimento di alcuni preziosi reperti fumettistici:
- una striscia di Rat-man, in cui il protagonista, in sequenza beve chinotto caldo con la panna, inzuppa un savoiardo nel chinotto e si scalda la cocca-cola (disgustosa) perché è finito il chinotto
- alcune vignette di Paperino al Tour (1954), in cui viene addirittura prodotto un CHINOTTO PAPERONE
Il chinotto nella storia
Il frutto: provenienza
Come la stragrande maggioranza degli agrumi, il chinotto è probabilmente originario dell'Asia sud-orientale, forse dalla Cina (cui deve il suo nome) e dalla Cocincina, e sarebbe stato importato in Italia tra la fine del '500 e l'inizio del '600 da un navigatore livornese o savonese. Secondo alcuni ricercatori invece la pianta sarebbe originaria del Mar Mediterraneo dove si sarebbe sviluppata a seguito di una mutazione gemmaria dell'arancio amaro.
(Vale la pena sottolineare che l’arancio amaro è effettivamente un agrume a se stante, usatissimo nelle industrie alimentare, profumiera e farmaceutica. L’aranciata amara, tuttavia, non è prodotta con i frutti dell’arancio amaro, ma con arance normali con l’aggiunta di amaricanti come l’estratto di china).
Un’altra ipotesi è che furono i Portoghesi a incontrare l’albero nel XVI secolo nella città-colonia di Goa in India, dove diedero all'albero questo nome in quanto già riconoscevano l'origine cinese.
Grazie a cinque secoli di paziente lavoro di selezione operato dagli agricoltori rivieraschi, si sarebbe ottenuta una pianta capace di dare piccoli frutti, quasi apireni (privi di semi), dalle caratteristiche organolettiche uniche, per intensità di sapore e profumo.
L'interesse era dovuto al fatto che da tale frutto si ricavava una importante e odorosissima essenza per profumi; non solo ma la presenza di moltissime sostanze antiossidanti lo rendeva adatto alla conservazione sui velieri di allora su lunghissimi tragitti, come fonte di vitamine per gli equipaggi. Fu ben presto importato in Europa dove si acclimatò sulle sponde del Mediterraneo e dove fu usato per entrambi gli scopi summenzionati.
La sua presenza nelle aree della Turchia, della Siria, e del Mar Nero è dovuta invece alla coltivazione che ne fecero i Turchi solo ai fini di estrazione dell'essenza profumiera. In quegli anni si cominciò a mangiare il chinotto con molto zucchero, oppure candito o anche spremuto come bevanda.
Attualmente, infatti, non ci sono notizie su alcun tipo di coltivazione del chinotto nei paesi asiatici. All'infuori dell'Italia (Liguria, Toscana, Sicilia e Calabria), la sua presenza si limita a sporadiche apparizioni sulla Costa Azzurra francese.
Secondo alcune fonti, invece, si avrebbe notizia della coltivazione del chinotto sin da epoca romana.
La prima coltivazione a livello industriale risale all’inizio dell’1800 e ha toccato la sua massima diffusione tra il 1900 ed il 1915, per poi subire un declino nella seconda metà del XX secolo, tendenza che sarà ribaltata a partire dal 2003 quando, grazie alla collaborazione fra il comune della città e Slow Food, è nato il Presidio del Chinotto di Savona, che ha fatto tornare in auge questa pianta.
Il primo laboratorio di canditura in Liguria risale al 1877 quando la Silvestre-Allemand, azienda del sud-est della Francia, si trasferì a Savona dalla città di Apt, nel sud-est della Francia. Il chinotto acclimatatosi sulla riviera ligure di Ponente, si dimostrò più adatto alla trasformazione per le dimensioni ridotte, la buccia più spessa, resistente e profumata e la maturazione precoce. In pochi anni nacquero molti stabilimenti locali che, impiegando le tecniche introdotte dai francesi, affinarono l’arte della canditura, ponendo le basi di un’importante tradizione pasticciera. Verso la fine del 1800 a Savona fu fondata la Società Cooperativa dei chinotti che, sull’esempio delle Camere Agrumarie del sud Italia, si occupava della coltivazione della trasformazione e della vendita dei frutti. Il periodo di più intensa attività dell’industria dei frutti canditi è quello a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La fortuna di questo prodotto continuò fino agli anni Venti..
(v. http://www.memoro.org/it/Il-Chinotto-di-Savona---Un-prodotto-di-Savona_5986.html, http://www.liguriaslow.it/chinotto-savona/)
Oltre ai frutti canditi, anche i chinotti conservati nel Maraschino diventarono un prodotto molto apprezzato e il suo consumo crebbe, raggiungendo l’apice negli anni Venti del secolo scorso. Una tradizione delle feste consisteva nell’offrirlo in un bicchiere di liquore, ma venne abbandonata con il passare del tempo, così come la sua coltivazione estensiva e il suo utiizzo. Solo di recente queste tradizioni sono state riportate alla ribalta grazie all'azione di Slow Food.La diffusione attuale
Attualmente la coltivazione del Chinotto è completamente scomparsa dalla Penisola Iberica, dalla Provenza, dal Nord Africa nonché all'Est dalla Turchia e dalla Siria.È significativo il fatto che in Francia gli alberi di Chinotto siano rintracciabili ormai solo nella zona di Nizza (che fino al 1860 faceva parte dell'Italia); rimane una coltivazione rara ma presente in Georgia sulle coste del Mar Nero specialmente intorno alla capitale Tbilisi.
Mentre l'esportazione di chinotti era un tempo molto attiva verso l'Inghilterra, le Americhe e soprattutto la Francia (che, fino a non molti anni fa, da sola assorbiva i tre quarti della produzione ligure), attualmente tale commercio si è praticamente estinto. [fonte]
In Italia alla fine della II guerra mondiale la coltivazione dei Chinotti era presente solo in Liguria (da Ventimiglia fino a Nervi) e in Sicilia. Oggi rimane coltivato in maniera industriale solo nella provincia di Savona (da Albenga a Varazze) con un picco di produzione nella zona compresa da Pietra Ligure a Finale Ligure. Qui i chinotti si estendono in una zona litoranea dai 2 ai 300 m s.l.m., spingendosi nelle vallate retrostanti.
In Sicilia lo si ritrova sporadicamente solo nella zona di Taormina. Allo stato attuale la Liguria rimane insieme alla Georgia l'unica zona dove la pianta del Chinotto cresce spontanea fuori dal suo areale asiatico.
Questo non esclude che sia possibile imbattersi in relitti di chinotteti e piante isolate in altri paesi del mediterraneo. Ad esempio l'Arciconfraternita del chinotto riportata la presenza di piante di chinotto a Creta-Grecia e in Algarve-Portogallo, dove però le piante non vengono utilizzate come si fa in Italia.
La produzione di Chinotti in Liguria si aggira sui 500 q.li annui con tendenza all'aumento per una specifica politica di tutela da parte della Provincia di Savona ed conferito quasi totalmente a industrie locali (viene consumato candito, sotto maraschino, come marmellata, estrazione dell'essenza).
Le bollicine
Il chinotto è sicuramente percepito come bibita meno dolce rispetto alle rivali bibite cole (di origine nord americana) con cui ha in comune il colore scuro (dovuto alla presenza di zucchero caramellato) e – in alcuni casi - una leggera presenza di caffeina. Esistono diversi forum stranieri, soprattutto americani, in cui si recensisce il nostro chinotto (che in molti casi viene molto apprezzato) in cui si sottolinea come sia proprio del gusto mediterraneo la propensione per sapori amari.L’origine della bevanda quale la conosciamo oggi è incerta; fonti diverse (inclusi comunicati ufficiali delle case produttrici che abbiamo personalmente ricevuto) attribuiscono l’invenzione o la prima messa in produzione ad aziende diverse.
La fonte più accreditata sostiene che la prima bibita gassata a base di chinotto risalga al 1932, su iniziativa della Sanpellegrino che da allora lo ha ininterrottamente prodotto dapprima con la semplice denominazione di “Chinotto Sanpellegrino” e successivamente con il marchio specifico “Chinò”, divenendo leader in questo specifico comparto.
A partire dal 1949 la ditta Neri di Capranica avvia la commercializzazione su grande scala del prodotto che diventa ben presto popolarissimo. Ci sono testimonianze fotografiche di campagne pubblicitarie molto originali risalenti agli anni cinquanta, come i cartelloni che campeggiano nel centro di una Bologna innevata dei primi anni ’50 in queste preziose foto d’archivio.
foto dagli archivi dell'azienda trasporti dell'Emilia-Romagna TPER
A quei tempi non era affatto inusuale vedere grandi automobili americane, Cadillac e Chrysler solcare le strade della penisola con gigantesche bottiglie del chinotto Neri sul tetto, una forma di “reclame” ante carosello indubbiamente efficace.
Alfa Romeo Freccia D'Oro (fonte: "Carrozzeria Boneschi" di Sergio Puttini. …)

Modellini di autovetture pubblicitarie del chinotto Neri e foto di una vettura originale
Intorno al 1950 un'altra delle marche più diffuse era il Chinotto Recoaro, rinato solo recentemente dopo un lungo periodo di oblio.
N.B.: la presenza sul web di diversi siti web di propensione goliardica sul tema chinotto ha inquinato le fonti, e, come spesso accade su internet, notizie di dubbia attribuzione o evidentemente scherzose si sono diffuse in maniera incontrollata. Le notizie riportate in questo sito tendono a essere verificate il più possibile, ma l'errore è sempre possibile.
Fava
http://www.favabibite.it/wp/favabibite/
Bibite Fava è un marchio storico di Mariano Comense (CO), presente in Italia dagli anni '60 (l'immagine mostra un tappo d'epoca).
Recentemente ha rilanciato una serie di bibite a marchio "Spuma Alpina" che comprende anche un chinotto.
Bibite Fava è un marchio storico di Mariano Comense (CO), presente in Italia dagli anni '60 (l'immagine mostra un tappo d'epoca).
Recentemente ha rilanciato una serie di bibite a marchio "Spuma Alpina" che comprende anche un chinotto.
il chinotto nella geografia
Se è vero che il chinotto è una bevanda squisitamente locale (la distribuzione era ed è tuttora per molti marchi tipicamente provinciale o regionale), negli ultimi tempi, grazie alla distribuzione praticamente planetaria di alcuni prodotti italiani e al passaparola su internet, sembra davvero che sia riuscita ad uscire non solo dagli oratori ma anche dai confini nazionali.
La sezione marche estere tenta di mantenere aggiornate le informazioni che abbiamo su chinotti prodotti all'estero, mentre sappiamo che diversi produttori italiani distribuiscono le loro bibite sul mercato straniero (quando addirittura non le producono esclusivamente per esso).
La sezione marche estere tenta di mantenere aggiornate le informazioni che abbiamo su chinotti prodotti all'estero, mentre sappiamo che diversi produttori italiani distribuiscono le loro bibite sul mercato straniero (quando addirittura non le producono esclusivamente per esso).
In seguito alla "rinascita del chinotto" degli anni 2000, molti produttori italiani sono sbarcati negli USA, nel Canada e in Australia, dove il successo commerciale è stato decretato soprattutto dalla comunità degli italiani all’estero "che hanno affermato l’italian way del bere naturale e retrò anche con bibite da noi ormai introvabili, come il rabarbaro bevanda gassata" [cit.]
Il sito http://italyfromtheinside.com/2006/08/the-chinotto-soft-drink.html#comment-3666 consiglia di fermarsi a bere chinotto, e i commenti dei lettori (nord-americani) dimostrano che non è impossibile trovare il Chinotto San Pellegrino in negozi di importazione italiana o italian café.
Il sito http://italyfromtheinside.com/2006/08/the-chinotto-soft-drink.html#comment-3666 consiglia di fermarsi a bere chinotto, e i commenti dei lettori (nord-americani) dimostrano che non è impossibile trovare il Chinotto San Pellegrino in negozi di importazione italiana o italian café.
Molinari di Abbondio [http://www.comic-soon.com/ragnolc/tag/abbondio/] dice: «E la moda si sta estendendo anche all’estero: in pochi mesi siamo sbarcati sul mercato australiano e della Nuova Zelanda. In Europa è boom dalla Germania alla Francia. Stiamo preparando lo sbarco in Grecia e in Olanda, ma soprattutto vendiamo chinotto anche negli Stati Uniti, un sogno».
Rispetto alle versioni originali, le versioni di chinotto attualmente in commercio all'estero sono generalmente più zuccherate.
Rispetto alle versioni originali, le versioni di chinotto attualmente in commercio all'estero sono generalmente più zuccherate.
I nostri fan oltre confine
Al di là delle ricerche effettuate in autonomia, è interessante evidenziare le segnalazioni che ci sono giunte direttamente a questo sito da cultori di altri paesi.
Le prime testimonianze dall'estero ci arrivarono dall'America Latina, soprattutto da Venezuela e Brasile, insieme a diverse mail da paesi europei.
L'amico Andrea ci racconta la sua curiosa esperienza a Malta: "Estate 1993, La Valletta (Malta). Vacanza con annesso corso di inglese, all'ultima lezione l'insegnante ci offre da bere in un bar, aggiungendo che non era possibile lasciare Malta senza provare "Kinnie" la bevanda nazionale. Sulle prime nessuno di noi fa caso al nome e tutti ordiniamo questa bibita. Arrivano sul tavolino otto bottiglie di vetro bianco, con la parte superiore zigrinata, tipo vecchia bottiglia della Fanta, contenenti un liquido color aranciata con coloranti vari. Alla prima degustazione i tre italiani del gruppetto si cercano con sguardo complice e, all'unisono, pronunciano la frase: "Ma e' Chinotto!". In effetti era molto simile alla nostra bevanda, giusto appena piu' dolce. Lascio immaginare l'impresa di spiegare in inglese l'accaduto ai nostri compagni di corso."
Le prime testimonianze dall'estero ci arrivarono dall'America Latina, soprattutto da Venezuela e Brasile, insieme a diverse mail da paesi europei.
L'amico Andrea ci racconta la sua curiosa esperienza a Malta: "Estate 1993, La Valletta (Malta). Vacanza con annesso corso di inglese, all'ultima lezione l'insegnante ci offre da bere in un bar, aggiungendo che non era possibile lasciare Malta senza provare "Kinnie" la bevanda nazionale. Sulle prime nessuno di noi fa caso al nome e tutti ordiniamo questa bibita. Arrivano sul tavolino otto bottiglie di vetro bianco, con la parte superiore zigrinata, tipo vecchia bottiglia della Fanta, contenenti un liquido color aranciata con coloranti vari. Alla prima degustazione i tre italiani del gruppetto si cercano con sguardo complice e, all'unisono, pronunciano la frase: "Ma e' Chinotto!". In effetti era molto simile alla nostra bevanda, giusto appena piu' dolce. Lascio immaginare l'impresa di spiegare in inglese l'accaduto ai nostri compagni di corso."
Muttley ci fornisce una preziosa testimonianza dalla Scozia: "in Scozia il dominio delle Cole è rotto da una bevanda tipicamente scozzese, a base di caffeina e ingredienti segreti (leggasi aromi artificiali e coloranti) al sapore di arancio. Gli indigeni dicono abbia proprietà taumaturgiche (fa passare il doposbronza). Il nome di tale miracolosa bevanda? IRN-BRU. E questo è il sito ufficiale: http://www.irn-bru.co.uk"
E con Muttley credevamo di aver raggiunto il massimo della distanza, quando ci scrive Ronny Weiser da Las Vegas (Nevada, USA): "Howdy Hi Chinotto Cats!! I really enjoyed your site! Here in Las Vegas, Nevada, Chinotto is a popular drink with the cowboys who enjoy sipping the delicious nectar while enjoying the breathtaking sunsets of our Western skies and listening to Johnny Horton records!!" Che dopo lo spaghetti-Western ci tocchi il Chinotto-Western?!?
exoticsoda è un sito americano (segnalazione di Pinkuff degli Amanti del Chinotto), una specie di guida alle bevande "esotiche": assaggiano tutte le bibite che trovano in giro per il mondo e danno loro un voto. Il chinotto ha ricevuto il massimo dei voti! Non possiamo che essere felici.
Notizie dall'Olanda ci arrivano grazie ad Anna : che ci lancia un appello: "Vivo ad Amsterdam da un po' di anni e mi sono stancata di dover portare gli zaini o le valige piene di bottiglie/lattine di chinotto dall'Italia...facendo spesso brutte figure in aeroporto. Qui il chinotto non si riesce proprio a trovare, cosi' cercando su internet... ho trovato voi. Se avete dei buoni contatti, vi suggerisco di iniziare un business: in Olanda il chinotto e' piaciuto a tutti quelli che lo hanno provato!! E se avete un indirizzo di un producente da mandarvi, ve ne sarei molto grata. Cosi' d'ora in puoi potro' farmelo spedire." Ma se Amsterdam si trova di TUTTO! Possibile che non giri il chinotto?
Il sito Weird Soda Reviews ("recensioni di bibite strane") ha pubblicato nel 2009 la recensione di un chinotto.
Esiste un manifesto tedesco degli anni '60 (trovato su eBay) in cui si pubblicizza un "chinotto Reccaro". Non sappiamo se si tratti di un re-branding del Recoaro (per renderlo pronunciabile in Germania) o di altra marca.
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